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Sognamo o sogniamo? Scopri come si scrive correttamente in italiano

sognareAbbiamo parlato in questa sede di sogni più e più volte, del loro significato, delle cose, delle persone e degli animali che di frequente entrano a far parte di queste esperienze oniriche.

L’approccio fino ad ora tenuto è dunque di tipo psicologico, analitico, intuitivo a volte. Un approccio che ci ha portato a scovare dietro alcuni sogni ricorrenti dei significati nascosti e ignoti in certi casi anche al sognatore stesso, che proprio grazie all’analisi dei sogni ha avuto modo di scoprire qualcosa in più di se stesso.

Oggi però affrontiamo il tema da un’altra prospettiva, completamente nuova e prettamente grammaticale.

 

   

Sappiamo infatti che il sogno è una esperienza onirica tale che il soggetto si trova a vivere una esperienza in un campo distante dalla realtà, in maniera più o meno consapevole.

Tutti noi, in maniera più o meno conscia e certa anche al risveglio, siamo generatori di sogni. Accade però che alcuni non ricordano cosa hanno sognato e quindi pensano di non poter godere di questo privilegio.

Prima di andare avanti dunque con la nostra argomentazioni di oggi, ribadiamo un concetto: tutti noi sognamo… oppure tutti noi sogniamo?

Proprio della declinazione di questo verbo ci occupiamo oggi per sciogliere ogni dubbio possibile su questo tema.

Con o senza i?

Il verbo sognare fa parte della prima declinazione, quella cioè che include tutti i verbi che terminano in -are appunto. I verbi regolari di questa coniugazione sono tutti caratterizzati dalla desinenza -iamo nella prima persona del presente indicativo, e -iate nella seconda persona plurale del congiuntivo presente.

Per rendere più chiara la situazione, prendiamo in considerazione il verbo “amare”, che al congiuntivo viene declinato come “che noi amiamo, che voi amiate”. Nel caso dell’indicativo presente, la-i ha un trattamento semplice ed intuitivo, come dimostrano ad esempio verbi coniugati come io amo, tu ami, egli ama, noi amiamo.

Il medesimo trattamento viene riservato ad altri verbi, come ad esempio giocare: io gioco, tu giochi, egli gioca, noi “giochiamo” e così via. Anche l’indicativo mantiene e valorizza la -i, come accade ad esempio in verbi quali “che noi giochiamo, che voi giochiate”.

Ci sono tuttavia dei verbi, come sognare o vergognare, che a causa della presenza del gruppo -gni destano qualche dubbio in fase di utilizzo.

Quello che è particolare notare è che neanche i testi di ortografia e i dizionari riescono a rispondere in modo chiaro, univo ed universale.

La maggior parte dei testi esprimono la loro preferenza per la versione con la -i, tuttavia alcuni testi accettano e segnalano come meno frequente, ma comunque corretta, la versione senza la i.

Una eccezione

Questa rappresenta una vera e propria eccezione a quella che è la regole generale secondo la quale il gruppo “gna, gni, gno, gnu non vogliono la i”.

Basti pensare ad esempio a parole come gnomo o castagna che naturalmente devono essere scritti senza -i. Questa regole non vale in alcuni casi che possono essere citati e devono essere tenuti a mente.

La prima eccezione è rappresentata dalla parola compagnia, che può essere utilizzata per identificare un gruppo di amici. La parola senza la i esiste ma ha un altro significato, dal momento che indica una persona ad esempio che frequenta la scuola insieme a noi.

Un’altra eccezione è quella rappresentata da tutti i verbi che terminano tutti in -gnare, gnere, gnire.

A livello pratico quindi utilizzeremo i verbi “che voi bagniate, che voi sogniate, che voi guadagniate.

Non vi resta dunque che memorizzare e utilizzare all’occorrenza questi semplici accorgimenti per evitare inutili ed imbarazzanti strafalcioni grammaticale.